La regina si salvi da sé
Cameron accusato di voler “riportare Dio in politica”
Non si è fatta troppo attendere, la reazione degli “illuminati” britannici alle dichiarazioni del premier David Cameron riportate con grande rilievo il 16 aprile su Church Times, organo di stampa anglicano. Al primo ministro, che in prossimità della Pasqua aveva invitato gli inglesi ad assumersi “apertamente” e “con fiducia” l’eredità propria di un “paese cristiano” qual è la Gran Bretagna, hanno replicato ieri, con una lettera aperta pubblicata dal Daily Telegraph, cinquantacinque personaggi a vario titolo famosi. Tutti contrari all’idea, attribuita a Cameron, di riportare “Dio in politica”, alimentando in questo modo “settarismi e divisioni” nella società inglese.
14 AGO 20

Non si è fatta troppo attendere, la reazione degli “illuminati” britannici alle dichiarazioni del premier David Cameron riportate con grande rilievo il 16 aprile su Church Times, organo di stampa anglicano. Al primo ministro, che in prossimità della Pasqua aveva invitato gli inglesi ad assumersi “apertamente” e “con fiducia” l’eredità propria di un “paese cristiano” qual è la Gran Bretagna, hanno replicato ieri, con una lettera aperta pubblicata dal Daily Telegraph, cinquantacinque personaggi a vario titolo famosi. Tutti contrari all’idea, attribuita a Cameron, di riportare “Dio in politica”, alimentando in questo modo “settarismi e divisioni” nella società inglese.
Pensare che, non più tardi di un anno fa, Cameron era stato accusato dall’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, di aver fatto dei cristiani “una minoranza perseguitata”, soprattutto a causa dell’atteggiamento del suo governo verso il matrimonio omosessuale e la libertà religiosa (in tempi più recenti, nuovi scontri erano nati dai tagli al welfare). Quest’anno, nel corso del tradizionale incontro pasquale con i leader cristiani a Downing Street, e quasi a voler rimarginare una ferita tuttora aperta, il premier aveva detto che “in quanto nazione cristiana, dovremmo dare prova di maggior fiducia, ma anche di maggiore ambizione, per esempio ampliando il ruolo delle organizzazioni religiose”. Non si tratta, aveva aggiunto, di penalizzare le altre religioni o chi si dichiara ateo, ma di difendere “i valori fondamentali veicolati dal cristianesimo, come il lavoro, la carità, la compassione e l’umiltà”, peraltro “condivisi dai fedeli di tutte le religioni e dagli stessi atei”. Cameron aveva poi parlato del “potere della cura pastorale della chiesa” sperimentato in prima persona, e dei suoi figli che “beneficiano del lavoro di una superba squadra in un’eccellente scuola della chiesa d’Inghilterra”.
Se queste osservazioni sono state salutate con soddisfazione dai leader religiosi, analogo entusiasmo non si poteva pretendere dal côté laicista inglese. Tra i cinquantacinque firmatari della lettera contro Cameron spiccano i popolari autori di libri fantasy Philip Pullman e Terry Pratchett, il divulgatore scientifico angloiracheno Jim Al-Khalili (che ha promosso l’iniziativa), il romanziere Ken Follett, il filosofo Anthony Clifford Grayling, l’attivista del movimento gay Peter Tatchell, il Nobel per la Medicina John Sulston, il genetista-filosofo Steven Rose ma anche comici come Tony Hawks e Richard Herring, più qualche volto televisivo e un piccolo drappello di politici. Definire l’Inghilterra “paese cristiano”, scrivono, comporta “conseguenze negative per la nostra politica e la società”, oltre a non essere nemmeno più giustificato. Non solo perché l’ultimo censimento del 2011 dà in calo la quota di popolazione che si definisce cristiana (59 per cento contro il 72 per cento di dieci anni prima), ma perché, è scritto nella lettera aperta, “la Gran Bretagna è stata plasmata nelle sue parti migliori da molte influenze post cristiane, pre cristiane e non cristiane”. La maggior parte degli inglesi, concludono i “brights” anti Cameron, “non vuole che le religioni o le identità religiose costituiscano attive priorità del governo eletto”.
Una bordata è arrivata al premier tory anche dall’ex spin doctor di Tony Blair, Alastair Campbell. Secondo lui, le parole di Cameron sono solo un diversivo: non frutto di vera fede, ma pura tattica da pubbliche relazioni.
Pensare che, non più tardi di un anno fa, Cameron era stato accusato dall’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, di aver fatto dei cristiani “una minoranza perseguitata”, soprattutto a causa dell’atteggiamento del suo governo verso il matrimonio omosessuale e la libertà religiosa (in tempi più recenti, nuovi scontri erano nati dai tagli al welfare). Quest’anno, nel corso del tradizionale incontro pasquale con i leader cristiani a Downing Street, e quasi a voler rimarginare una ferita tuttora aperta, il premier aveva detto che “in quanto nazione cristiana, dovremmo dare prova di maggior fiducia, ma anche di maggiore ambizione, per esempio ampliando il ruolo delle organizzazioni religiose”. Non si tratta, aveva aggiunto, di penalizzare le altre religioni o chi si dichiara ateo, ma di difendere “i valori fondamentali veicolati dal cristianesimo, come il lavoro, la carità, la compassione e l’umiltà”, peraltro “condivisi dai fedeli di tutte le religioni e dagli stessi atei”. Cameron aveva poi parlato del “potere della cura pastorale della chiesa” sperimentato in prima persona, e dei suoi figli che “beneficiano del lavoro di una superba squadra in un’eccellente scuola della chiesa d’Inghilterra”.
Se queste osservazioni sono state salutate con soddisfazione dai leader religiosi, analogo entusiasmo non si poteva pretendere dal côté laicista inglese. Tra i cinquantacinque firmatari della lettera contro Cameron spiccano i popolari autori di libri fantasy Philip Pullman e Terry Pratchett, il divulgatore scientifico angloiracheno Jim Al-Khalili (che ha promosso l’iniziativa), il romanziere Ken Follett, il filosofo Anthony Clifford Grayling, l’attivista del movimento gay Peter Tatchell, il Nobel per la Medicina John Sulston, il genetista-filosofo Steven Rose ma anche comici come Tony Hawks e Richard Herring, più qualche volto televisivo e un piccolo drappello di politici. Definire l’Inghilterra “paese cristiano”, scrivono, comporta “conseguenze negative per la nostra politica e la società”, oltre a non essere nemmeno più giustificato. Non solo perché l’ultimo censimento del 2011 dà in calo la quota di popolazione che si definisce cristiana (59 per cento contro il 72 per cento di dieci anni prima), ma perché, è scritto nella lettera aperta, “la Gran Bretagna è stata plasmata nelle sue parti migliori da molte influenze post cristiane, pre cristiane e non cristiane”. La maggior parte degli inglesi, concludono i “brights” anti Cameron, “non vuole che le religioni o le identità religiose costituiscano attive priorità del governo eletto”.
Una bordata è arrivata al premier tory anche dall’ex spin doctor di Tony Blair, Alastair Campbell. Secondo lui, le parole di Cameron sono solo un diversivo: non frutto di vera fede, ma pura tattica da pubbliche relazioni.